TRACCIA N.7 (PENALE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

TRACCIA N.7 (PENALE)

Si prende cura del “labrador” del vicino.  È responsabile se il cane provoca lesioni ad un passante?

Sempronio, recatosi in vacanza, lasciava in custodia il proprio cane labrador a Tizio, suo vicino di casa.

Quest’ultimo si occupava di portarlo ogni giorno al parco, senza, tuttavia, utilizzare alcun guinzaglio.

Orbene, durante una passeggiata, il cane si avventava contro Caia facendola cadere a terra e provocandole lesioni personali per le quali veniva ricoverata in Pronto soccorso.

Caia proponeva, quindi, regolare denuncia/querela alle autorità competenti.

Dunque, Tizio si reca dal proprio legale di fiducia, riferendo di non avere alcuna colpa in quanto il cane era di proprietà di Sempronio.

Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato di Tizio, rediga parere motivato individuando le ipotesi di reato configurabili a carico del suo assistito.

SOLUZIONE SOMMARIA

Orbene, secondo consolidato orientamento giurisprudenziale, ciò che occorre verificare in casi come quello in esame non è la proprietà dell’animale, bensì l’esistenza di una relazione di fatto tra il possessore ed il cane tale da far sorgere in capo allo stesso un obbligo di custodia e vigilanza sull’animale.

In particolare, l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale ed una data persona.

Difatti, l’articolo 672 cod. pen. collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso.

Quindi, la detenzione può anche essere solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico.

Pertanto, tale posizione di garanzia prescinde dalla nozione di appartenenza ed è, dunque, irrilevante il dato formale relativo alla registrazione dell’animale all’anagrafe canina o all’apposizione di un microchip di identificazione.

Alla luce di quanto detto, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi.

Invero, la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia quali il cane (di regola mansueto), così da obbligare il proprietario o il detentore ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale.

Orbene, la condotta posta in essere da Tizio non può essere ricondotta alla contravvenzione di cui all’articolo 672 cod. pen. (Omessa custodia e mal governo di animali).

Difatti, tale norma è diretta a tutelare l’ordine pubblico, preservando nello specifico la sicurezza e la tranquillità dei consociati e prescinde da danni alla persona.

Per contro, in casi come quello che ci occupa, il danno alla persona assorbe il disvalore del sopracitato illecito amministrativo e, per effetto del combinato disposto di cui agli articoli 40 cpv. e 590 cod. pen., si perviene al riconoscimento della penale responsabilità dell’imputato per le lesioni riportate dalla vittima e cagionate dall’animale.

Alla luce delle superiori argomentazioni, si deve concludere che Tizio con la propria condotta abbia integrato il reato di lesioni personali colpose in quanto, sebbene sul medesimo gravasse l’obbligo di custodia del cane, non ha impedito che lo stesso aggredisse Caia provocandole lesioni personali.

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