TRACCIA N. 2 (CIVILE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

Dipinto rubato e donato all’amante.

Dopo 40 anni chi lo ha ricevuto può divenirne proprietario per usucapione se lo ha esposto continuativamente all’interno della propria abitazione?

Caia riusciva a rubare alcune opere d’arte di elevato valore economico dalla galleria privata di un noto collezionista.

Dunque, decideva di regalare uno dei dipinti di cui si era impossessata a Tizio, con il quale aveva una relazione sentimentale.

Quest’ultimo, teneva esposto il dipinto nel salotto della propria abitazione per circa quarant’anni.

Dopo tale lasso temporale, decideva di vendere il dipinto avvalendosi della casa d’aste Alfa e, in tale occasione, ne apprendeva la provenienza illecita.

Dunque, essendo intenzionato a divenire il proprietario dell’opera d’arte, si reca da un legale per valutare se vi siano i presupposti per poter usucapire tale bene.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga parere motivato analizzando la questione sottesa al caso in esame.

SOLUZIONE SOMMARIA

Ai fini di una corretta risoluzione, giova premettere che la proprietà dei beni mobili si acquista in virtù del possesso continuato per dieci anni, qualora il possesso sia stato acquistato in buona fede.

Se il possessore è in mala fede, l’usucapione si compie dopo che sono decorsi venti anni.

Tuttavia, il possesso acquistato in modo violento o clandestino non giova per l’usucapione se non dal momento in cui la violenza o la clandestinità è cessata (art. 1163 c.c.).

Al riguardo, la Suprema Corte ha ritenuto che il requisito della non clandestinità non va riferito agli espedienti che il possessore potrebbe attuare per apparire proprietario, ma al fatto che il possesso sia stato acquistato ed esercitato pubblicamente.

Dunque, il possesso sulla res deve essere visibile a tutti o almeno ad un’apprezzabile ed indistinta generalità di soggetti e non solo dal precedente possessore o da una limitata cerchia di persone che abbiano la possibilità di conoscere la situazione di fatto soltanto grazie al proprio particolare rapporto con quest’ultimo (Sez. 2, Sent. n. 16059 del 2019, Sez. Sez. 2, Sent. n. 17881 del 2013 e Sez. 2, Sent. n. 11624 del 2008).

In sostanza, il requisito della non clandestinità, richiesto dall’articolo 1163 c.c., va riferito al fatto che il possesso sia stato acquistato ed esercitato pubblicamente, cioè in modo visibile e non occulto, così da palesare l’animo del possessore di voler assoggettare la cosa al proprio potere senza che sia necessaria l’effettiva conoscenza da parte del preteso danneggiato (v. Cass. 17-7-1998 n. 6997; Cass. 14-5- 1979 n. 2800; Cass. 10-4-1973 n. 1021; Cass. 9-10-1970 n. 1910).

Ciò posto, si deve valutare in quali termini deve essere esercitato il possesso su un dipinto, al fine di poterne richiedere il riconoscimento della proprietà per usucapione.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha statuito che in ambito di opere d’arte solo l’esposizione a mostre, ovvero l’inserimento in pubblicazioni specializzate, consente la conoscibilità delle stesse (Sez. 2, Sent. n. 16059 del 2019).

Orbene, nel caso in esame, Tizio aveva ricevuto in donazione il dipinto oggetto di furto, e lo aveva tenuto appeso alla parete del salotto della sua abitazione per circa quaranta anni.

Tuttavia, il dipinto, pur collocato in modo conforme alla sua destinazione tipica, non era stato oggetto di possesso pubblico e non clandestino, perché sostanzialmente era visibile solo alla ristretta cerchia di persone che frequentavano la casa.

Dunque, a nulla rileva la circostanza che il quadro fosse rimasto appeso alla parte del salotto di Tizio per ben quarant’anni.

Difatti, in tal modo, Tizio non ha esercitato un possesso pubblico e non clandestino.

Alla luce di quanto esposto, si deve concludere che Tizio non potrà adire l’autorità giudiziaria per richiedere di usucapire il dipinto che le era stato donato da Caia.

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