TRACCIA N.9 (PENALE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

L’amministratore di condominio utilizza il denaro versato dai condomini per fini personali.

Quale reato configura con la sua condotta?

Tizio, amministratore del condominio Alfa, riceveva dai condomini la somma di €10mila per saldare le spese di riscaldamento del fabbricato.

Tuttavia, il medesimo prelevava dal conto corrente la somma percepita e la impiegava per coprire le perdite che si erano verificate nel condominio Beta da lui gestito.

Orbene, i condomini del condominio Alfa venivano a conoscenza del mancato pagamento delle spese di riscaldamento.

Dunque, revocavano il mandato a Tizio e lo denunciavano alle autorità competenti.

Tizio si reca, dunque, dal proprio legale di fiducia per essere reso edotto in ordine alle conseguenze penali della sua condotta, precisando, altresì, di essere intenzionato a restituire la somma di denaro di cui si era appropriato.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga parere motivato esaminando la questione giuridica sottesa al caso in esame.

SOLUZIONE SOMMARIA

Si deve, in primo luogo, precisare che l’amministratore di condominio instaura con i condomini un rapporto di mandato.

Nell’ambito di questo contratto di mandato, volto al compimento di più atti giuridici nell’interesse dei condomini, l’amministratore può ricevere somme di denaro al fine:

  • di provvedere all’esecuzione di specifici pagamenti;
  • di riversarle nella cassa condominiale onde far fronte alle spese di gestione del condominio secondo i bilanci approvati dall’assemblea.

Nel primo caso l’amministratore deve provvedere a compiere il pagamento a cui è obbligato secondo le modalità ed i termini convenuti.

Nel secondo caso è, invece, tenuto a una generale destinazione dei fondi confluiti sul conto comune alle spese condominiali secondo le modalità stabilite dall’assemblea con obbligo di rendiconto e di restituzione alla scadenza di quanto ricevuto nell’esercizio del mandato, ai sensi dell’articolo 1713 c.c.

Ciò posto, si deve evidenziare che nel caso in cui l’agente abbia la disponibilità di denaro altrui in virtù dello svolgimento di un incarico gestorio si configura il reato di appropriazione indebita laddove si realizzi un’interversione del possesso, che si manifesta quando l’autore si comporta uti dominus.

Invero, in tal caso, viene posto in essere un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria.

Orbene, sarà ravvisabile un’oggettiva interversione del possesso ogni qualvolta l’amministratore di condominio, anziché dare corso ai suoi obblighi, dia alle somme a lui rimesse dai condomini una destinazione del tutto incompatibile con il mandato ricevuto e coerente invece con sue finalità personali.

Dunque, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, la condotta dell’amministratore di condominio che abbia trattenuto somme di cui aveva la disponibilità in ragione del suo ufficio e con destinazione “vincolata” ai pagamenti nell’interesse del condominio, integra il delitto di appropriazione indebita.

Ciò si verifica, oltre che nei casi in cui sussista o si instauri un rapporto di deposito o un obbligo di custodia, nei casi di consegna del denaro con espressa limitazione del suo uso o con un preciso incarico di dare allo stesso una specifica destinazione o di impiegarlo per un determinato uso.

Invero, in tutti questi casi il possesso del denaro non conferisce il potere di compiere atti di disposizione non autorizzati o, comunque, incompatibili con il diritto poziore del proprietario e, ove ciò avvenga si commette il delitto di appropriazione indebita (Cass. Pen., 2, 24.10.2017 n. 50.672, P; conf., Cass. Pen., 2, 25.10.1972 n. 4584).

Peraltro, a nulla rileva la volontà di restituire ciò di cui si è appropriati a meno che tale volontà si manifesti al momento dell’abuso del possesso e sia accompagnata dalla certezza della restituzione.

Orbene, nel caso in esame, i condomini avevano versato la somma di Euro 10mila per il pagamento delle spese di riscaldamento.

Tuttavia, Tizio aveva utilizzato e prelevato tale importo uti dominus per fini diversi e propri.

In particolare, aveva utilizzato tale somma per coprire le perdite che si erano verificate in un altro condominio da lui gestito.

In tal modo, Tizio ha configurato il reato di appropriazione indebita ex art. 646 c.p. in quanto in qualità di amministratore/mandatario ha gestito in maniera infedele la somma ricevuta e se ne è appropriato, tramite un indebito prelevamento dal conto.

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