TRACCIA N.7 (PENALE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

Il veterinario non presta le cure necessarie al cane gravemente ferito, cagionandone il decesso.

È sanzionabile penalmente?

In data 31 dicembre 2015, Billy, cane di Tizio, veniva aggredito da alcuni cani randagi, i quali gli cagionavano gravi ferite.

Quindi, Tizio, portava immediatamente il proprio animale da compagnia dal veterinario di fiducia Caio.

Quest’ultimo rassicurava Tizio, riferendogli che Billy avrebbe ricevuto l’assistenza e le cure necessarie.

Tuttavia, Caio non lo sottoponeva ad alcuna cura farmacologica. Inoltre, non gli somministrava cibo sino al giorno 2 Gennaio 2016, data in cui Billy decedeva.

Dunque, Caio, preoccupato delle conseguenze penali della propria condotta si reca da un legale, al fine di ricevere maggiori delucidazioni sulla questione.

SOLUZIONE SOMMARIA

Ai fini di una corretta analisi del caso in esame, appare opportuno, in primo luogo analizzare quanto previsto dall’art. 544-ter c.p., il quale punisce la condotta di chi “per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”.

Ciò posto, il delitto previsto dall’articolo 544 ter c.p. è delineato come reato a forma libera, e dà rilievo a due distinte condotte, ugualmente offensive del medesimo bene giuridico (il sentimento per gli animali).

Le condotte antigiuridiche sono:

  1. il cagionare una lesione ad un animale;
  2. il sottoporlo a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili.

Tali condotte, in entrambi i casi, devono essere realizzate “per crudeltà o senza necessità”.

Orbene, si osserva che, essendo a forma libera, il delitto può essere realizzato anche con una condotta omissiva, purché l’agente sia destinatario di un obbligo giuridico di impedimento del verificarsi dell’evento lesivo.

È proprio il caso del medico veterinario, che, ai sensi dell’articolo 14 del codice deontologico dei medici veterinari, “ha l’obbligo, nei casi di urgenza ai quali è presente, di prestare le prime cure agli animali nella misura delle sue capacità e rapportate allo specifico contesto, eventualmente anche solo attivandosi per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza”.

Nel caso in esame, peraltro, parrebbe sussistere l’ipotesi della “mancanza di necessità”, che si verifica allorquando la condotta è realizzata in circostanze in cui è assente una ragione socialmente apprezzata e degna di tutela (come nel caso, ad esempio, della ricerca scientifica).

Alla luce di quanto esposto, nel solco tracciato, in via generale, dalle Sezioni Unite (Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014), con riguardo al delitto di maltrattamenti di animali è perciò configurabile il dolo eventuale, che si realizza quando l’agente si sia chiaramente rappresentato la significativa possibilità di verificazione dell’evento concreto, ossia la lesione ad un animale, e ciò nonostante, dopo aver considerato il fine perseguito e l’eventuale prezzo da pagare, si sia determinato ad agire comunque, anche a costo di causare l’evento lesivo, aderendo ad esso, per il caso in cui si verifichi.

Dunque, Tizio con la propria condotta omissiva ha integrato il reato di “Maltrattamento di animali” ex art. 544-ter c.p., atteso che nonostante l’evidente necessità di cure di cui l’animale da compagnia aveva bisogno, decideva comunque di non prestargli alcuna assistenza, non somministrandogli alcuna cura farmacologia e lasciandolo privo di cibo per ben due giorni.

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