TRACCIA N. 7 (CIVILE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

Postino detiene un’ingente quantità di sostanze stupefacenti nella propria abitazione.

Il datore di lavoro può licenziarlo per giusta causa?

Tizio, che svolgeva diligentemente l’attività di portalettere presso l’Azienda Alfa, deteneva nella propria abitazione un’ingente quantità di sostanze stupefacenti.  

In particolare, si trattava di diverse tipologie di sostanza drogante.

Orbene, dopo accurate indagini, la polizia giudiziaria scopriva la condotta illecita di Tizio, il quale sottoposto a regolare processo, veniva condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73.

Tale notizia veniva ripresa dai principali giornali locali.

Dunque, il legale rappresentante dell’Azienda Alfa si reca dal proprio legale al fine di ricevere delucidazioni in ordine alla possibilità di licenziare per giusta causa il proprio dipendente.

Il candidato, assunte le vesti del legale dell’Azienda Alfa, rediga un parere motivato, illustrando la questione sottesa al caso in esame.

SOLUZIONE SOMMARIA

Ai fini di una corretta soluzione del caso in esame, occorre valutare se il datore di lavoro possa licenziare per giusta causa ex articolo 2119 c.c. il proprio dipendente che detiene presso la sua abitazione un’ingente quantità di sostanze stupefacenti.

In primo luogo, si deve evidenziare che il concetto di giusta causa non si limita all’inadempimento contrattuale tanto grave da giustificare la risoluzione immediata del rapporto di lavoro.

Difatti, si estende anche a condotte extralavorative che, seppur formalmente estranee alla prestazione oggetto di contratto, nondimeno possano essere tali da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario tra le parti.

Invero, nel concetto di giusta causa sono ricomprese anche condotte che, pur se concernenti la vita privata del lavoratore, possano in concreto risultare idonee a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario che connota il rapporto di subordinazione.

In sostanza, la condotta illecita extralavorativa è suscettibile di rilievo disciplinare poiché il lavoratore è tenuto non solo a fornire la prestazione richiesta, ma anche a non porre in essere, fuori dall’ambito lavorativo, comportamenti tali da ledere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro o comprometterne il rapporto fiduciario (cfr. Cass. n. 776/15).

Dunque, riguarda i comportamenti che, per la loro gravità, siano suscettibili di scuotere irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro perché idonei, per le concrete modalità con cui si manifestano, ad arrecare un pregiudizio, anche non necessariamente di ordine economico, agli scopi aziendali (cfr. Cass. n. 15654/12).

Nel caso in esame, la condotta di Tizio è sussumibile nell’alveo della fattispecie di reato di detenzione di sostanze stupefacenti di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73.

Inoltre, il quantitativo detenuto era di entità consistente ed atteneva a diverse tipologie di sostanze.

Peraltro, occorre rilevare che il dipendente, addetto alla mansione di portalettere, era incaricato di un pubblico servizio e, quindi, si trovava spesso a contatto con il pubblico e l’utenza.

Infine, si deve evidenziare che la vicenda ha avuto un’importante risonanza mediatica nel ristretto ambiente sociale ove la detta prestazione lavorativa è stata espletata.

Ciò, inevitabilmente, ha arrecato un pregiudizio all’immagine dell’Azienda.

Tali elementi potrebbero, quindi, ledere in modo irreparabile il vincolo fiduciario.

Orbene, alla luce di quanto esposto, si deve concludere che la società Alfa, ben potrà disporre il licenziamento per giusta causa nei confronti di Tizio, in quanto il medesimo, detenendo un’ingente quantità di sostanze stupefacenti, ha leso in modo irreparabile il vincolo fiduciario con il datore di lavoro cagionando un pregiudizio all’immagine dell’Azienda.

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