TRACCIA N.6 (PENALE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

Acquisti on-line: il venditore non consegna i prodotti sebbene i clienti abbiano già corrisposto la somma di denaro richiesta.

Quale reato configura con la propria condotta?

Tizio, intenzionato a guadagnare una discreta somma di denaro, decideva di vendere alcuni oggetti di cui era in possesso.

In particolare, il medesimo pubblicava numerosi annunci di vendita su appositi siti on-line.

Veniva, quindi, contattato da diversi utenti dichiaratisi interessati agli acquisti in quanto i prodotti presentavano un prezzo vantaggioso.

Dunque, Tizio li rassicurava sulla propria affidabilità con interlocuzioni via mail o telefoniche, utilizzando, tuttavia, generalità incomplete, ed occultando, di fatto, la propria identità.

Il medesimo, li induceva, comunque, ad effettuare anticipatamente i pagamenti con ricariche su postepay di volta in volta attivate allo scopo.

Tuttavia, ricevuti i pagamenti, non consegnava la merce offerta in vendita.

Tizio, continuava a perpetrare tale condotta per diversi anni, sino a quando le autorità competenti accertavano il comportamento illecito posto in essere dallo stesso.

Dunque, il medesimo, preoccupato delle conseguenze penali della propria condotta, si reca da un legale.

Assunte le vesti dell’avvocato di Tizio, si rediga parere motivato, analizzando la questione sottesa al caso in esame.

SOLUZIONE SOMMARIA

Nel caso in esame, il promittente venditore non ha consegnato agli acquirenti le merci alienate, sebbene questi ultimi avessero già corrisposto anticipatamente la somma di denaro richiesta.

Dunque, è evidente che Tizio abbia configurato il reato di truffa ex art. 640 c.p.

Ciò posto, si deve, inoltre, evidenziare che la giurisprudenza di legittimità è consolidata nel ritenere che nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti “on-line” sussista l’aggravante della minorata difesa, ai sensi dell’articolo 61 c.p., n. 5.

Difatti, in tal caso, la distanza tra il luogo ove si trova la vittima, che di norma paga in anticipo il prezzo del bene venduto, e quello in cui, invece, si trova l’agente, determina una posizione di maggior favore di quest’ultimo.

Invero, il medesimo non sottopone il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente e, schermando la propria identità, si sottrae agevolmente alle conseguenze della propria condotta (Sez. 6, Sentenza n. 17937 del 22/03/2017 Cc. dep. 10/04/2017).

Tuttavia, ai fini della configurabilità della sopracitata aggravante deve sussistere la prova del concreto e consapevole approfittamento, da parte del colpevole, delle opportunità decettive offerte dalla rete.

Orbene, nel caso in esame le truffe realizzate da Tizio appaiono connotate da elementi particolarmente truffaldini, soprattutto con riguardo al sostanziale occultamento della propria identità agli acquirenti, che, tra l’altro, lo stesso contattava via mail utilizzando generalità incomplete.

Peraltro, Tizio è stato in grado di reiterare per anni le truffe senza venire individuato, essendo, quindi, ancora più evidente che la dimensione “virtuale” dei suoi contatti con i clienti ha favorito la sua irreperibilità “reale”.

Ne discende che la distanza, connessa alle particolari modalità di vendita con utilizzo del sistema informatico o telematico, di cui l’agente consapevolmente approfitta configura l’aggravante in oggetto.

Al riguardo, si deve evidenziare che la condotta dell’agente travalica i semplici artifici e raggiri tipici della truffa semplice.

Difatti, Tizio pone in vendita diversi prodotti a prezzi convenienti per catturare l’attenzione e l’interesse dell’acquirente, che consulta le vetrine virtuali.

Dunque, nella truffa ordita attraverso la vendita di prodotti on-line, è individuabile un luogo fisico del commesso reato, per l’appunto quello ove si trovava l’agente al momento in cui egli aveva conseguito il profitto.

Siffatto luogo fisico di consumazione del delitto di truffa attraverso la vendita di prodotti on-line, possiede una caratteristica peculiare, che è quella costituita dalla distanza che esso ha rispetto al luogo ove si trova l’acquirente.

Inoltre, si tratta di caratteristica oggettiva ben conosciuta da Tizio e della quale questi ha approfittato, così come richiede l’articolo 61 c.p., comma 1, n. 5.

Invero, proprio la distanza tra il luogo di commissione del reato, ove l’agente si trova ed il luogo ove si trova l’acquirente del prodotto on-line è l’elemento che consente all’autore della truffa di porsi in una posizione di maggior favore rispetto alla vittima.

In tal modo il reo può:

  • schermare la sua identità;
  • fuggire comodamente;
  • non sottoporre il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente.

Tutti vantaggi che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta comodità, se la vendita avvenisse de visu.

Né varrebbe rilevare che gli acquirenti, comprando un bene on-line, si sarebbero volontariamente esposti ai rischi insiti in tale tipo di transazioni.

Oltre che contro tendenza rispetto alla sempre maggiore diffusività di siffatti contratti, l’osservazione sposta incongruamente la messa a fuoco della questione dalla condotta dell’agente a quella delle vittime.

Rispetto a quest’ultime, tuttavia, deve rilevarsi, seguendo la giurisprudenza formatasi su analoghe questioni, che ai fini della sussistenza del reato di truffa, l’idoneità dell’artificio o raggiro non è esclusa dalla mancata diligenza delle vittime (Sez. 2, n. 42941 del 25 settembre 2014; Sez. 2, n. 34059 del 3 luglio 2009).

Assunto che si attaglia al caso specifico, avuto riguardo alla segnalata, intrinseca debolezza delle vittime nella precipua contrattazione truffaldina all’esame, posta in essere da Tizio fornendo agli acquirenti ogni idonea (quanto falsa) rassicurazione sulla bontà dell’affare.

Alla luce delle superiori argomentazioni, si deve concludere che Tizio con la propria condotta ha configurato il reato continuato di truffa aggravata dalla minorata difesa ai sensi dell’art. 640 c.p., comma 2, n. 2 bis, ed ai sensi dell’articolo 61 c.p., n. 5.

Invero, il medesimo ha illecitamente incassato le somme di denaro versate dagli acquirenti, falsamente rassicurati sulla bontà dell’affare, e ha altresì occultato la propria identità a tal punto da riuscire a reiterare per anni le truffe senza venire individuato, sottraendosi agevolmente alle conseguenze della propria condotta.

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