TRACCIA N.14 (PENALE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

Operatore di una struttura psichiatrica rinchiude nelle camere i pazienti al fine di non essere disturbato durante il servizio notturno.

È responsabile penalmente?

Tizio, operatore sanitario presso una struttura psichiatrica, era incaricato di svolgere il servizio notturno.

Dunque, durante i suoi turni notturni, al fine di riposare senza essere disturbato, posizionava un materassino contro la porta d’ingresso della stanza ove dormivano i degenti Mevio e Sempronio, impedendone in tal modo l’uscita.

Tuttavia, i figli di Mevio venivano a conoscenza della condotta perpetrata da Tizio e si rivolgevano alle autorità competenti.

Dunque, il medesimo, preoccupato delle conseguenze penali della propria condotta, si reca da un legale.

Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato di Tizio, individui le ipotesi di reato configurabili a carico del suo assistito.

SOLUZIONE SOMMARIA

Nel caso di specie, Tizio, durante i suoi turni notturni, rinchiudeva nelle loro camere i degenti Mevio e Sempronio.

In particolare, posizionava un materassino contro la porta d’ingresso della stanza ove dormivano i detti pazienti, in modo da non consentire l’uscita.

Peraltro, si trattava di modalità abituali, poste in essere dall’operatore in servizio presso la struttura, per non essere disturbato durante il servizio notturno.

Ciò posto, si deve valutare se la limitazione della possibilità di uscire dalla stanza possa integrare gli estremi del sequestro di persona ovvero la fattispecie delittuosa della violenza privata.

Invero, l’articolo 610 c.p. (Violenza Privata) punisce chiunque, con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa.

Oggetto giuridico del reato è la tutela della libertà psichica del soggetto, intesa come salvaguardia della libertà dei comportamenti, attivi o omissivi, che ciascun soggetto intende realizzare.

In tale ipotesi di reato il condizionamento del soggetto passivo si manifesta:

– con l’attuazione da parte dello stesso di un contegno (commissivo od omissivo) che egli non avrebbe assunto;

–  con la coartata sopportazione di una altrui condotta che egli non avrebbe tollerato.

Per effetto, quindi, della condotta criminosa di intimidazione si produce una coercizione comportamentale della vittima, che determina la consumazione del reato.

Ciò posto, occorre precisare che tra il delitto di violenza privata e quello di sequestro di persona vi è, in linea di massima, un rapporto di genere a specie.

Difatti, il delitto di sequestro di persona ex articolo 605 c.p., viene qualificato composto o complesso (articolo 84 c.p.), nel senso che uno dei suoi elementi costitutivi, la costrizione mediante violenza o minaccia, costituirebbe, di per sé, reato.

Uno dei suoi componenti è appunto la violenza, che viene esercitata nei confronti di una persona per costringerla a subire la privazione della libertà, intesa come libertà di locomozione.

Dunque, il delitto di violenza privata, preordinato a reprimere fatti di coercizione non espressamente contemplati da specifiche disposizioni di legge, ha in comune con il delitto di sequestro di persona l’elemento materiale della costrizione.

Tuttavia, se ne differenzia perché in esso viene lesa la libertà psichica di autodeterminazione del soggetto passivo, mentre nel sequestro di persona viene lesa la libertà di movimento.

Ne consegue che, per il principio di specialità di cui all’articolo 15 c.p., non è configurabile il delitto di violenza privata qualora la violenza, fisica o morale, sia stata usata direttamente ed esclusivamente per privare la persona offesa della libertà di movimento. (Sez. 5, n. 44548 del 8/05/2015 – dep. 04/11/2015, T., Rv. 264685).

Nel caso in esame, Tizio utilizzando la cd. “tecnica del materassino” ha impedito ad i pazienti di uscire dalla propria camera durante la notte.

Dunque, con la sua condotta ha configurato il reato di sequestro di persona, in quanto ha privato i degenti della loro libertà di movimento.

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