TRACCIA N.11 (PENALE)

Livello difficoltà    ★★★✩✩

Controllo stradale: l’agente non sanziona il conducente di un veicolo perché “raccomandato” telefonicamente da un amico.

Chi ha effettuato la telefonata è responsabile penalmente?

Sempronio, alla guida della propria autovettura, veniva fermato dalla polizia per un controllo di routine.

Dopo le opportune verifiche l’agente Tizio accertava la presenza di diverse irregolarità per le quali avrebbe dovuto ritirare la carta di circolazione del veicolo, nonché irrogare una pesante sanzione pecuniaria al conducente.

Tuttavia, Sempronio, mentre era in corso il controllo stradale, contattava Caio, suo amico di vecchia data, il quale aveva numerose conoscenze all’interno delle forze dell’ordine.

Caio, comprendendo la situazione, telefonava immediatamente all’agente Tizio e lo esortava a non irrogare alcuna sanzione a Sempronio; questi assecondava tale richiesta.

Tuttavia, tale telefonata veniva intercettata dalle autorità competenti e, pertanto, veniva avviata un’indagine a carico di Tizio e Caio.

Dunque, quest’ultimo venutone a conoscenza, decideva di rivolgersi al proprio legale di fiducia.

Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato di Caio, rediga parere motivato individuando la questione giuridica sottesa al caso in esame.

SOLUZIONE SOMMARIA

Si deve, in primo luogo, rilevare che il pubblico ufficiale che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio violi specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge col fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale configura il reato di abuso d’ufficio ex art. 323 c.p..

Ciò posto, secondo consolidato orientamento giurisprudenziale anche gli estranei al pubblico ufficio o al pubblico servizio possono concorrere nel reato di abuso d’ufficio, quando vi sia compartecipazione di questi all’attività criminosa del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio.

Invero, ai fini della configurabilità della responsabilità dell’extraneus per concorso nel reato proprio, è sufficiente la cooperazione materiale ovvero la determinazione o l’istigazione a commettere il reato.

È, comunque, indispensabile che l’esecutore materiale del delitto di abuso d’ufficio, sia riconosciuto responsabile del reato proprio.

Orbene, nel caso in esame entrambe le condizioni appaiono ampiamente sussistenti.

Infatti, Tizio, pubblico ufficiale, nel corso del controllo stradale svolto nei confronti di Sempronio, si è reso responsabile del reato di abuso di ufficio, per avere omesso di contestare l’infrazione comportante il ritiro della carta di circolazione.

In particolare, solo per effetto della segnalazione telefonica ricevuta mentre era in corso il controllo stradale, il predetto pubblico ufficiale decideva di non contestare l’infrazione.

Tale condotta, integrante tutti gli elementi della fattispecie del reato di abuso, è stata determinata dall’istigazione posta in essere in concorso da Caio, per evitare che a Sempronio che era alla guida dell’auto, venisse ritirata la carta di circolazione.

Invero, ai fini dell’integrazione del concorso nel reato di abuso d’ufficio ciò che rileva è la verifica in concreto se la richiesta del privato, intesa come segnalazione o raccomandazione, abbia esplicato un’efficacia determinante sulla condotta del soggetto qualificato, costituendo in tale caso una forma di concorso morale nel reato.

Dunque, nel caso in esame, deve ritenersi configurabile il concorso morale nel reato di abuso d’ufficio perché l’istigazione è stata determinante nella decisione presa dall’agente di polizia di omettere la contestazione della contravvenzione stradale.

Difatti, se Tizio non avesse contattato Caio sarebbe stata elevata la contravvenzione prevista.

In sostanza, tale chiamata ha influito effettivamente sulla decisione del soggetto qualificato.

Invero, la decisione del pubblico ufficiale è dipesa unicamente dalla telefonata ricevuta mentre era in corso il controllo stradale.

Alla luce di quanto esposto, quindi, Caio ha senz’altro concorso nell’abuso d’ufficio posto in essere da Tizio avendone determinato la decisione presa al solo scopo di arrecare un indebito vantaggio patrimoniale al soggetto sottoposto a controllo, evitandogli il ritiro della carta di circolazione e l’esborso di una rilevante somma di denaro.

Traccia-n.11-Sentenza-di-riferimento_Corte-di-Cassazione-Sezione-6-penale-Sentenza 27 maggio 2021 n. 21006

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